P.S.A.I. – FAQ

01
QUESITO:

PROPONENTE : Comune di SAN FELICE A CANCELLO (CE) – nota n. 3086 del 30/03/2015
TEMATICHE: VERIFICA AMMISSIBILITÀ INTERVENTI- VALORE ESPOSTO DISTRIBUTORI CARBURANTE-CONDONO EDILIZIO

RISPOSTA

Prot. AdB n. 1622 dell’11/06/2015

OGGETTO: Riscontro richiesta chiarimenti applicativi delle NdA del PSAI .

Rif. Nota n. 3086 del 30/03/2015, ns prot. n. 1059 del 16/04/2015 e n. 895 del 31/03/2015

In riferimento ai chiarimenti relativi ai punti di cui alla nota in oggetto si rappresenta quanto segue:

Punto 1.- valutazione ammissibilità interventi

Ai sensi dell’ art. 8, comma 6 delle NdA del vigente PSAI – 2015[1], l’insediamento di nuove attività, opere e/o sistemazioni che non contrastano con il vigente PUC,  è possibile se dalla verifica del livello di “RISCHIO ATTESO” che si determina dall’ applicazione delle matrici di rischio interpolando “valore esposto,/pericolosità/vulnerabilità idraulica”, lo stesso non supera il valore del “rischio accettabile” così come definito all’ art. 2[2] delle stesse NdA PSAI.

In merito a tale punto si ricorda che la verifica inerente l’ accettabilità delle condizioni di rischio deve essere condotta non solo per l’area di sedime/impianto dei nuovi interventi , ma anche con riferimento alle aree limitrofe, o comunque potenzialmente interessate dalle ricadute dell’ intervento (opere connesse, nuovi carichi insediativi etcc).

Punto 2 – valore esposto distributori di carburanti adiacenti strade comunali

Per quanto concerne attività e servizi prospicienti le strade comunali o di altra categoria, in via generale, l’attribuzione del Valore Esposto e del conseguente livello di Danno e Rischio attesi , deve far riferimento alla funzione /attività svolta, a prescindere dalla proprietà o dalla classificazione della viabilità.

I “distributori di carburante”, nel caso specifico, per la loro funzione e per le caratteristiche dell’ attività svolta vengono in genere classificati , in termini di protezione civile e quindi di rischio, come “infrastrutture strategiche”; inoltre , per le sostanze trattate, possono essere fonte di inquinamento in caso di eventi idrogeologici. Pertanto si ritiene che debbano essere sempre classificati come E4- Valore Esposto Altuissimo”.

Punto 3. – Chiarimenti sulla “Disciplina applicabile ai procedimenti pendenti: condono e sanatoria edilizia (art. 41 NdA)

L’orientamento delle ex AdB Campania Centrale ed ex AdB Sarno (ora riunite nell’ unica AdB Campania Centrale) in ordine ai procedimenti di condono pendenti alla data di entrata in vigore dei PSAI e dei loro successivi aggiornamenti, è sempre stato sostanzialmente analogo, al di là delle diverse formulazioni   utilizzate per fornire supporto agli Enti locali nelle attività di loro competenza. Tale orientamento è fondato su alcuni principi generali derivanti dalla legislazione e giurisprudenza consolidata in materia di condono, sulla legislazione in materia di difesa del suolo ed i profili di competenza delle Autorità di Bacino ovvero:

  • La valutazione delle istanze di condono pendenti, se fatta oggi, non può prescindere dalla considerazione delle condizioni di rischio e pericolosità e relative prescrizioni normative definite dai vigenti PSAI, ancorché entrati in vigore successivamente alla realizzazione dell’abuso. Infatti, fermo restando che la materia inerente il condono è regolata dalle specifiche disposizioni di legge in materia (47/85, 724/94 , 326/03) l’orientamento del Ministero dell’ Ambiente (cfr. nota del Ministero dell’Ambiente-Direzione Generale per la Difesa del suolo n. DDS/2008/10017 dell’8/09/2008) e buona parte della giurisprudenza (cfr. ad es. TAR LAZIO _Sez: II bis-5 luglio 2010 n. 22612, parere Avvocatura dello Stato del 21/02/2014 – avente ad oggetto : CS1168/14 GER Richiesta parere – istanza di condono edilizio e obbligatorietà dell’ Autorità preposta alla tutela del vincolo ambientale), precisano che la valutazione dell’abuso va fatta in relazione all’esistenza del “vincolo” al momento in cui deve essere valutata la domanda di sanatoria, a prescindere dall’epoca di introduzione del vincolo, atteso che tale valutazione corrisponde all’esigenza di vagliare l’attuale compatibilità con il vincolo dei manufatti realizzati abusivamente( cd. principio .” tempus regit actum”). Pertanto , non, rileva la differenza fra “condono”
  • L’Autorità di bacino, comunque , non è l’ente deputato a derimere la complessa e problematica questione temporale legata al condono,disciplinato da leggi nazionali, in particolare quello relativo alle istanze ancora pendenti della L. 47/85 e, peraltro, non si esprime nel merito delle singole pratiche di condono edilizio, in quanto:

 il “ parere” dell’ Autorità di Bacino in ordine alla compatibilità con il PSAI è un parere a carattere “preventivo solo su alcuni degli interventi ammissibili nelle aree a rischio a particolari condizioni, verificabili  a valle di preliminari approfonditi studi a carattere idraulico e/o geologico  la cui valutazione di merito è di specifica competenza dell’ AdB ( cfr. ad esempio la possibilità di realizzazione di servizi a rete non de localizzabili in aree R3-R4 ed eventuali relative opere di mitigazione contestuali , gli interventi strutturali per la mitigazione del rischio , le proposte di modifiche alle perimetrazioni del PSAI derivanti da studi di approfondimento a scala locale etcc..) ; per il resto, gli usi possibili del territorio non urbanizzato e gli interventi sul patrimonio edilizio nelle diverse aree a pericolosità e rischio , sono disciplinati dalle Norme di attuazione del PSAI, che hanno comunque carattere immediatamente vincolante sugli strumenti urbanistici di ogni ordine e grado, e pertanto, vanno applicate direttamente dagli Enti territoriali deputati al rilascio dei permessi a costruire. La valutazione della tipologia dell’intervento abusivo in relazione al livello del c.d. “rischio atteso” (inteso come rischio determinato dal prodotto tra pericolosità frane e/o idraulica perimetrata e danno atteso in relazione alle matrici del rischio del PSAI )  è pertanto da sempre demandata al Comune concedente il titolo in sanatoria, attesa anche la molteplicità delle casistiche di abuso, che vanno da modeste alterazioni di edifici preesistenti legittimati, alla costruzione di interi complessi residenziali e/o produttivi, alla realizzazione di opere non qualificabili come volumi edilizi veri e propri ma in taluni casi fortemente incidenti sulla morfologia dei luoghi.

MS

 Il Segretario Generale

avv. Luigi Stefano Sorvino

[1] Il PSAI dell’ AdB Campania centrale, adottato con Delibera di C.I. n. 1 del 23/02/2015 – BURC n. 20 del 23/03/2015, ha sostituito in toto il precedente PSAI- 2010  per il territorio dell’ ex AdB Campania Centrale.

[2] Rischio accettabile: il livello di rischio conseguente alla nuova realizzazione di opere e/o attività che non superi il valore di R2, secondo la definizione di cui al D.P.C.M. 29 settembre 1998, e tale che i costi che gravano sulla collettività per lo stato di rischio che si andrà a determinare siano minori dei benefici socioeconomici conseguiti dall’opera o dall’attività;


 

02 –

QUESITO:

PROPONENTE : Comune di MERCATO SAN SEVERINO(SA) – nota n. 31260/2015
TEMATICA: INTERVENTI AMMISSIBILI IN AREA CIMITERIALE A RISCHIO R3-R4

RISPOSTA:

Prot. AdB n. 470 del 17/02/2016

OGGETTO: Riscontro richiesta “parere per interventi su manufatti in Area Cimiteriale“
Rif nota n. 31260 del 21/12/2015, ns.prot. n. 3282 del 22/12/2015
Con la nota in oggetto Codesto Ufficio ha richiesto chiarimenti in ordine alla realizzazione di manufatti privati (ampliamento, nuova costruzione o demolizione con ricostruzione) in area cimiteriale situata in zona a pericolosità e rischio molto elevato da frana.
In proposito il vigente PSAI dell’ AdB Campania Centrale, così come il precedente PSAI dell’ AdB ex Sarno, prescrive all’ art. 21-Interventi consentiti in materia di opere e infrastrutture a rete pubbliche e di interesse pubblico del TIT. II – AREE A RISCHIO FRANA MOLTO ELEVATO:
1. Nelle aree perimetrate a rischio molto elevato da frana sono ammessi esclusivamente:
e) gli interventi di edilizia cimiteriale, a condizione che siano realizzati negli spazi interclusi e nelle porzioni libere degli impianti esistenti;…
Pertanto, purchè compresi all’ interno del perimetro degli impianti cimiteriali già esistenti, gli interventi di edilizia cimiteriale (cappelle, loculi etc..), ancorchè realizzati da privati, sono consentiti in quanto rientranti nel novero delle infrastrutture di pubblico interesse; resta fermo che detti interventi puntuali, se comportano nuove costruzioni o demolizioni e ricostruzioni, sono soggetti alla predisposizioni di studi geologico – geotecnici commensurati all’ entità delle opere, secondo quanto previsto dalle normative vigenti in materia di costruzioni e dalle prescrizioni di cui all’ ALLEGATO B- Compatibilità geologica in aree a rischio frana delle Norme di Attuazione del citato Piano Stralcio di Assetto Idrogeologico.
Non sono di contro assentibili eventuali interventi diretti di vero e proprio ampliamento in zona a Pericolosità Molto Elevata da frana dell’impianto cimiteriale al di fuori del suo perimetro attuale, anche se compresi nell’ambito della fascia di rispetto cimiteriale; l’eventuale proposta di estendere nel suo complesso il predetto impianto, assimilato a norma di legge ad opera di urbanizzazione primaria, è subordinata, previa verifica dell’assoluta impossibilità di reperire un diverso sito, alla predisposizione di studi di approfondimento ed opere di mitigazione tali da ridurre il rischio entro il livello di rischio accettabile come definito all’ art 2 delle N.d.A del PSAI, secondo tutto quanto prescritto alla lettera b) del citato art. 21, all’ art. 40 ed all’ art. 7 delle medesime Norme e relativi Allegati Tecnici.
Con l’occasione si ricorda, infine, che il prosieguo dell’utilizzo dell’infrastrutture esistenti nelle aree a rischio è comunque subordinato all’ adozione delle misure di protezione civile di cui al Piano di Emergenza di Protezione civile comunale secondo quanto espressamente prescritto agli articoli 8 e 16 delle Norme di Attuazione del PSAI.
MS

Il Segretario Generale

Avv. Luigi Stefano Sorvino


03-
QUESITO:

PROPONENTE : Comune di CASANDRINO(NA) nota n. 1404/2016
TEMATICA: pareri AdB su permessi a costruire e/o cambi di destinazione d’uso

RISPOSTA:

Prot. AdB n. 535 del 23 febr 2016
OGGETTO : Richiesta parere per “Permesso di Costruire per cambio di destinazione d’uso di una unità
immobiliare a destinazione ufficio in civile abitazione.
Rif. Nota n. 1404 dell’ 8/02/2016, ns. prot. n. 392 del 10/02/2016.

Con la nota meglio individuata in oggetto, Codesto Ufficio ha trasmesso la richiesta di parere per un cambio di destinazione d’uso relativo ad un edificio esistente ricadente in area a rischio idraulico molto elevato, posto che il vigente PRG del Comune di Casandrino prevede che ”tutti gli interventi realizzabili previo il rilascio di concessione urbanistica, vanno sottoposti preventivamente all’ Autorità di Bacino per il competente parere”.
In proposito si rappresenta quanto segue.
I permessi a costruire relativi agli interventi edilizi diretti dei privati, tra cui il cambio di destinazione d’uso in oggetto, non sono soggetti al parere dell’ Autorità secondo quanto previsto all’ art. 7 delle Norme di Attuazione del vigente Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico, ancorché ricadenti in aree a pericolosità idrogeologica (frane e/o alluvioni), in quanto valgono le disposizioni del predetto PSAI che prevale su ogni strumento urbanistico; la valutazione di compatibilità con dette disposizioni è demandata al Comune e/o ad altro Ente eventualmente competente al rilascio del permesso a costruire, in osservanza delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano in argomento. Nello specifico il vigente PSAI dell’ Autorità di Bacino Regionale della Campania Centrale, come richiamato anche nella vs. nota, prevede che il cambio di destinazione d’uso nelle aree a rischio molto elevato possa essere consentito a condizione che non vi sia incremento di “carico insediativo”, secondo la definizione di cui all’ art. 2 delle N.d.A., ossia:
“s) Carico insediativo (incremento del): È tutto quanto riguarda gli insediamenti umani, la distribuzione ed il raggruppamento delle dimore dell’uomo che possono essere di tipo residenziale, produttivo e turistico ricettivo. Da ciò deriva che l’incremento del carico insediativo si riferisce ai nuovi interventi edilizi che comportano l’aumento del numero di abitanti, di addetti e di utenti rispetto all’esistente.”
Pertanto si demanda a codesto ufficio la valutazione specifica dei singoli casi, tra cui quello in oggetto, secondo i criteri generali su richiamati.
Con l’occasione si precisa inoltre che ’Autorità di Bacino non si esprime sulle richieste afferenti il c.d. “svincolo idrogeologico” ai sensi del R.D. 3267/1923 e del R.D. 1126/1926, di competenza delle Comunità Montane o dell’ Amm.ne Provinciale, su parere del Settore Forestale Regionale.
Gli uffici dell’ Autorità restano a disposizione per ogni eventuale ulteriore chiarimento e/o supporto in merito.

MS

Il Segretario Generale
Luigi Stefano Sorvino


04
QUESITO:

PROPONENTE: Comune di NAPOLI (NA) nota n. 314342/2016
TEMATICA: Condono edilizio: opere abusive di piccola entità in aree a rischio R3-R4

RISPOSTA

Prot. AdB n. 1106 del 22 apr. 2016
“Oggetto: Riscontro quesito sul Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico in merito al condono su opere abusive di piccola entità.
Rif. Vs. nota n. 314342 del 12/04/2016, ns. Prot. n. 1000 del 14/04/2016
La valutazione delle istanze di condono pendenti non può prescindere dalla considerazione delle condizioni di rischio e pericolosità e relative prescrizioni normative definite dai vigenti PSAI, ancorché entrati in vigore successivamente alla realizzazione dell’abuso. Infatti, fermo restando che la materia inerente il condono è regolata dalle specifiche disposizioni di legge in materia (47/85, 724/94 , 326/03) l’orientamento del Ministero dell’ Ambiente (cfr. nota del Ministero dell’Ambiente-Direzione Generale per la Difesa del suolo n. DDS/2008/10017 dell’8/09/2008) e buona parte della giurisprudenza (cfr. ad es. TAR LAZIO _Sez: II bis-5 luglio 2010 n. 22612) i precisano che la valutazione dell’abuso va fatta in relazione all’esistenza del “vincolo” al momento in cui deve essere valutata la domanda di sanatoria, atteso che tale valutazione corrisponde all’esigenza di vagliare l’attuale compatibilità con il vincolo dei manufatti realizzati abusivamente.
Inoltre il Consiglio di Stato ha ribadito come da giurisprudenza costante (da ultimo, Cons. St., sez. IV, 29 novembre 2012, n. 6082), che l’esistenza del vincolo va valutata al momento in cui deve essere presa in considerazione la domanda di condono, a prescindere dall’epoca della sua introduzione e, quindi, anche per le opere eseguite anteriormente all’apposizione del vincolo in questione. In questo senso la differenza tra vincoli preesistenti alla realizzazione dell’opera e vincoli sopravvenuti si coglie in termini di regime giuridico applicabile. Infatti, i vincoli di inedificabilità sopravvenuti alla realizzazione dell’intervento edilizio non operano quali fattori di preclusione assoluta al condono, ma costituiscono vincoli relativi ai sensi dell’art. 32 della l. n. 47 del 1985, che impongono un apprezzamento concreto di compatibilità (Cons. St., Sez. IV, 4 dicembre 2012, n. 2576).
Le Norme di Attuazione del PSAI Campania Centrale hanno sinteticamente riconfermato i principi sopra riportati con la formulazione di cui al comma 2 dell’art. 42: Le disposizioni del PSAI sono da applicare anche alle istanze di richiesta di sanatoria delle opere abusive. Nel caso in cui l’intervento non rientri tra quelli consentiti nelle aree classificate a rischio, i titoli edilizi in sanatoria non sono ammissibili. L’Autorità concedente è competente a valutare la compatibilità delle istanze con le Norme di Attuazione del PSAI. L’applicazione delle disposizioni normative del vigente Piano di Assetto Idrogeologico comporta quindi che il Comune non possa rilasciare la concessione in sanatoria nelle aree a rischio R3/R4 nel caso in cui l’intervento non rientri tra quelli consentiti nelle medesime aree ed in cui si preveda l’incremento del carico insediativo.
A tal fine si riporta la definizione del concetto di carico insediativo di cui all’art2 delle NdA: Carico insediativo (incremento del): È tutto quanto riguarda gli insediamenti umani, la distribuzione ed il raggruppamento delle dimore dell’uomo che possono essere di tipo residenziale, produttivo e turistico ricettivo. Da ciò deriva che l’incremento del carico insediativo si riferisce ai nuovi interventi edilizi che comportano l’aumento del numero di abitanti, di addetti e di utenti rispetto all’esistente.
Si ribadisce quindi che l’ Autorità di Bacino non si esprime nel merito dei singoli procedimenti di condono e la valutazione della tipologia dell’intervento abusivo in relazione al livello riguardante l’incremento del carico insediativo è demandata al Comune concedente il titolo in sanatoria, attesa anche la molteplicità delle casistiche di abuso che vanno da modeste alterazioni di edifici preesistenti legittimati, alla costruzione di interi complessi residenziali e/o produttivi, alla realizzazione di opere non qualificabili come volumi edilizi veri e propri ma in taluni casi fortemente incidenti sulla morfologia dei luoghi.
Ad ogni buon fine, e nello spirito di collaborazione tra enti, si ritiene comunque utile definire un indirizzo generale per l’esame delle opere abusive di piccola entità che per loro natura non incidono sui contenuti di un atto di pianificazione di area vasta quale è il Piano Stralcio. Preliminarmente si evidenzia che l’Autorità di Bacino ha inteso, nell’aggiornamento della normativa di cui al vigente PSAI, prevedere un indirizzo generale che se da un lato conferma l’impossibilità di procedere alla sanatoria dei manufatti totalmente abusivi in area a rischio, dall’altro prevede, laddove non ci sia incremento del carico insediativo e unicamente per i procedimenti di condono relativi a modeste alterazioni di edifici preesistenti legittimati, la possibilità di valutare la compatibilità degli stessi con il rischio esistente. Nel ribadire che tale valutazione rientra nella competenza comunale, si ritiene comunque che i condoni relativi a piccole opere quali verande su balconi, chiusura di logge, limitati ampliamenti su terrazzi, utilizzo di sottotetti nell’ambito di uno stesso alloggio, etc., non costituiscano un fattore che possa determinare l’aumento del rischio idrogeologico e pertanto risultino assentibili. Per quanto attiene alla consistenza dell’abuso, in termini di superficie e/o volume, non risulta utile definire aprioristicamente un limite dimensionale, che potrebbe essere anche maggiore da quanto da voi indicato, in quanto l’opera abusiva e gli effetti che produce sulla valutazione del carico insediativo va considerata unitamente al manufatto edilizio a cui appartiene.
MS/ PT

il Segretario Generale
avv. Luigi Stefano Sorvino


05
QUESITO:

PROPONENTE: Comune di SOLOFRA nota n. 90066/2016
TEMATICA:PARERI ADB E RECUPERO SOTTOTETTI IN AREE R3-R4

RISPOSTA

Prot. AdB n.1489 del 27/05/2016

Oggetto: Richiesta parere su “Permesso di costruire prot. 1668 del 28/01/2016 per il recupero di un
sottotetto esistente ai sensi della L.R. 19/2009e ss.ii.mm. , di un fabbricato residenziale sito
in Solofra alla via Nuova Scorza”
Rif. Nota n. 90066 del 12/0572016

Con la nota in oggetto Codesto Ufficio ha trasmesso la richiesta di parere su un intervento privato di recupero di sottotetto esistente in zona a rischio frana molto elevato, parere che tuttavia non è previsto dalle vigenti Norme di Attuazione PSAI.
In proposito si evidenzia che la valutazione dell’ammissibilità degli interventi privati sul patrimonio edilizio in area a rischio, in relazione alle perimetrazioni e prescrizioni del vigente PSAI, rientra nelle competenze di codesto Ente, come risulta dagli art. 7 e 42 delle Norme di Attuazione del medesimo PSAI.
Ciò posto, senza entrare nel merito dell’intervento in questione, nello spirito di doverosa collaborazione tra enti, sulla falsariga delle risposte ad analoghi quesiti in merito posti da altre Amministrazioni, si ritiene opportuno esprimere alcuni indirizzi di massima utili per l’esame delle pratiche di recupero dei sottotetti nelle zone R4 -Rischio Molto Elevato da frana dove il vigente PSAI consente il recupero dei sottotetti a condizione che non vi sia incremento di carico insediativo.
Preliminarmente si ribadisce che la valutazione degli eventuali i carichi insediativi derivanti dal recupero ed utilizzo dei sottotetti legittimamente esistenti, rientra nelle competenze di codesto Ufficio in riferimento alla definizione di carico insediativo di cui all’ art. 2 della Normativa PSAI . Tale valutazione, da farsi caso per caso, è demandata al Comune in quanto estremamente specifica e derivante dalla tipologia edilizia dell’edificio su cui si interviene nonché dall’ assetto territoriale dell’ area nel suo complesso in relazione alle condizioni di rischio evidenziate dal PSAI.
In via meramente generale, si ritiene che l’utilizzo del sottotetto di stretta pertinenza di un alloggio esistente senza realizzazione di nuove unità abitative e privo di accessi autonomi, possa ritenersi compatibile con la Normativa del PSAI richiamata, mentre il cambio di destinazione d’uso di un sottotetto al fine di realizzare una o più nuove unità abitative possa generare invece un incremento di carico insediativo non compatibile.
Resta fermo, per tutto quanto sopra, che la valutazione è comunque da farsi per ogni caso specifico, attesa peraltro la molteplicità di fattispecie che possono verificarsi sul territorio di uno stesso comune.
Si restituisce pertanto la pratica in oggetto per le valutazioni di competenza, ribadendo la disponibilità di questo ufficio ad ogni confronto e supporto in merito ad orientamenti generali e questioni afferenti il PSAI.
MS

il Segretario Generale
avv. Luigi Stefano Sorvino


06
QUESITO:

PROPONENTE : professionista ingegnere operante nel territorio AdB
TEMATICA: interventi ammissibili in aree P1- pericolosità idraulica bassa per fenomeni di falda affiorante
L’ing. R. Varone chiede chiarimenti sull’ eventuale applicazione nelle zone perimetrate P1 – R1 per fenomeni di falda sub-affiorante delle limitazioni di cui al Cap. 3-punto 3.2 dell’Allegato A – Compatibilità idraulica nelle Aree a rischio idraulico in riferimento a quanto prescritto all’ art. 15, comma 3 delle Norme di attuazione PSAI.

RISPOSTA:

Prot. AdB n. 2527 del 20/09/2016
OGGETTO : chiarimenti interpretazione art. 15 e Allegato A-Cap.3 NdA PSAI
RIF. NOTA DEL 11/08/2016, NS. PROT. N. 2265 DEL 12/08/2016.
A chiarimento dei dubbi interpretativi di cui alla nota in oggetto si rappresenta quanto segue.
Nelle aree caratterizzate da sola pericolosità P1-bassa per la presenza di falda affiorante sono possibili tutti gli interventi come prescritto al comma 3 dell’15 delle NdA, “compresa la realizzazione di volumi interrati ed il loro uso, questi ultimi nei soli casi in cui sia tecnicamente possibile garantire la tenuta idraulica dei vani nei confronti dei fenomeni di allagamento”. In tal caso non trovano applicazione le prescrizioni di cui al punto 3.2 del cap. 3 dell’Allegato A, che sono da utilizzare in riferimento alla casistica di cui al comma 2 dell’ art. 15 (aree a rischio medio e moderato a pericolosità media-P2 per le quali risulti individuata la vulnerabilità topografica); la precisazione in calce al punto 3.2 dell’ Allegato A è finalizzata unicamente all’ applicazione delle matrici per la definizione del rischio di cui all’ Allegato C in coerenza con i criteri applicati per l’elaborazione delle cartografie del PSAI in quanto è stato stabilito che la pericolosità P1 da falda affiorante non possa generare mai un rischio superiore ad R1.

MS

Il Segretario Generale
avv. Luigi Stefano Sorvino


07
QUESITO

PROPONENTE : geom. A.Ruggiero professionista operante in Comune di Quarto – nota del 21/06/2016
TEMATICA: studio di compatibilità idraulica nelle aree a pericolosità P1-per fenomeni di falda sub-affiorante

RISPOSTA

Prot. AdB n. 2784 del 7 ott 2016

OGGETTO : chiarimenti immobili ricadenti in fascia sub affiorante
RIF. NOTA DEL 21/06/2016, NS. PROT. N. 1765 DEL 23/06/2016.
Si conferma che non sussiste l’obbligo di predisporre lo “studio” di compatibilità idraulica per interventi su immobili ricadenti in pericolosità idraulica da falda sub-affiorante, inteso come studio specialistico idrogeologico-idraulico.
Ciò che va predisposto, da parte dei progettisti delle opere a farsi – eventualmente coadiuvato dalla figura tecnica specifica, è una relazione sulla compatibilità dell’intervento a farsi con le Norme generali e specifiche del PSAI per le aree in questione. Nel caso in specie si dovrà far riferimento al comma 3 dell’ art. 15 delle NdA che specifica che nelle aree caratterizzate da sola pericolosità P1-bassa per la presenza di falda affiorante sono possibili tutti gli interventi, “compresa la realizzazione di volumi interrati ed il loro uso, questi ultimi nei soli casi in cui sia tecnicamente possibile garantire la tenuta idraulica dei vani nei confronti dei fenomeni di allagamento”.
Pertanto la relazione di accompagnamento del progetto, in particolare se sono presenti vani interrati, dovrà esplicitare gli accorgimenti tecnici adottati (impermeabilizzazioni, drenaggi, quote luci etc…) per evitare possibili fenomeni di allagamento derivanti dalla presenza di falda affiorante. Ove la tipologia di intervento preveda lo studio geologico–geotecnico da norma vigente in materia (Norme Tecniche costruzioni 2008), il geologo potrà utilmente approfondire anche gli aspetti idrogeologici e quindi evidenziare in che misura localmente è presente il fenomeno.

MS

Il Segretario Generale
avv. Luigi Stefano Sorvino


08
QUESITO:

PROPONENTE : Comune di Quarto nota n. 27078/2016
TEMATICA: Condono edilizio ex L. 47/85 e L. 724/94 in aree a rischio idrogeologico
Il Comune di Quarto ha formulato la seguente richiesta:
“Si richiede a codesto spettabile Ente chiarimenti circa gli immobili oggetto di condono edilizio ai sensi delle Leggi 47/85 e 724/94, oggi ricadenti in aree sottoposte a vincolo idrogeologico e frane di intensità Elevato e Molto Elevato.
Trattandosi di immobili realizzati antecedente all’imposizione del vincolo, si richiede specificamente quali adempimenti adottare, nel senso sé è obbligatorio un Vostro assenso, nulla osta o parere di competenza nonché il percorso procedurale per conseguirlo, al fine di poter definire le molteplici istanze di condono edilizio e dare una risposta definitiva agli interessati.”

RISPOSTA:

Prot. AdB n.2830 del 12 ott. 2016

OGGETTO: Riscontro richiesta “chiarimenti su immobili oggetto di condono edilizio ai sensi delle leggi 47/85
e 724/94
Nota n. 27078 dell’ 11/08/2016, ns. prot. n. 2266 del 12/08/2016

Con la nota richiamata in oggetto codesto Ufficio ha richiesto un chiarimento in ordine agli adempimenti da adottare inerenti immobili oggetto di condono edilizio ex L. 47/85 e 724/94, ovvero antecedenti alla attualmente vigente pianificazione di bacino, ricadenti ora in aree a pericolosità e rischio idrogeologico elevato e molto elevato secondo il vigente PSAI. In proposito si evidenzia quanto segue.
La valutazione delle istanze di condono pendenti, se fatta oggi, non può prescindere dalla considerazione delle condizioni di rischio e pericolosità e relative prescrizioni normative definite dai vigenti PSAI, ancorché entrati in vigore successivamente alla realizzazione dell’abuso. Infatti, fermo restando che la materia inerente il condono è regolata dalle specifiche disposizioni di legge in materia (47/85, 724/94 , 326/03), come chiarito anche nel corso della Conferenza dei Servizi per la redazione del PSAI AdB Campania Centrale, l’orientamento del Ministero dell’ Ambiente (cfr. nota del Ministero dell’Ambiente-Direzione Generale per la Difesa del suolo n. DDS/2008/10017 dell’8/09/2008) e buona parte della giurisprudenza (cfr. ad es. TAR LAZIO _Sez: II bis-5 luglio 2010 n. 22612, Consiglio di Stato, sez.IV, 19 marzo 2009, n. 1646, parere Avvocatura dello Stato del 21/02/2014 – avente ad oggetto: CS1168/14 GER Richiesta parere – istanza di condono edilizio e obbligatorietà dell’ Autorità preposta alla tutela del vincolo ambientale) è di ritenere che la valutazione dell’abuso va operata in relazione all’esistenza del “vincolo” al momento in cui deve essere valutata la domanda di sanatoria, a prescindere dall’epoca di introduzione del vincolo, atteso che tale valutazione corrisponde all’esigenza di vagliare l’attuale compatibilità con il vincolo dei manufatti realizzati abusivamente.
L’Autorità di Bacino, fermo restando la complessa e problematica questione temporale legata al condono, disciplinato da leggi nazionali, in particolare quello relativo alle istanze ancora pendenti della L. 47/85 e 724/94, non si esprime nel merito delle singole pratiche di condono edilizio in quanto:
– il “parere” dell’ Autorità di Bacino in ordine alla compatibilità con il PSAI è un parere a carattere “preventivo” solo su alcuni degli interventi ammissibili nelle aree a rischio a particolari condizioni, verificabili a valle di preliminari approfonditi studi a carattere idraulico e/o geologico la cui valutazione di merito è di specifica competenza dell’ AdB (cfr. ad esempio la possibilità di realizzazione di servizi a rete non de localizzabili in aree R3-R4 ed eventuali relative opere di mitigazione contestuali , gli interventi strutturali per la mitigazione del rischio , le proposte di modifiche alle perimetrazioni del PSAI derivanti da studi di approfondimento a scala locale etcc..) ; per il resto, gli usi possibili del territorio non urbanizzato e gli interventi sul patrimonio edilizio nelle diverse aree a pericolosità e rischio , sono disciplinati dalle Norme di attuazione del PSAI, che hanno comunque carattere immediatamente vincolante sugli strumenti urbanistici di ogni ordine e grado, e pertanto, vanno applicate direttamente dagli Enti territoriali deputati al rilascio dei permessi a costruire;
– il parere dell’ AdB sulle pratiche di condono è quindi di fatto costituito dalle disposizioni generali e specifiche del PSAI per le diverse zone perimetrate a pericolosità e rischio, secondo quanto esplicitato all’ art. 42- Disposizioni transitorie delle Norme di Attuazione PSAI che recita:
“Le disposizioni del PSAI sono da applicare anche alle istanze di richiesta di sanatoria delle opere abusive. Nel caso in cui l’intervento non rientri tra quelli consentiti nelle aree classificate a rischio, i titoli edilizi in sanatoria non sono ammissibili. L’Autorità concedente è competente a valutare la compatibilità delle istanze con le Norme di Attuazione del PSAI.”
La valutazione della compatibilità degli interventi abusivi con le disposizioni del PSAI è pertanto demandata al Comune concedente il titolo in sanatoria che valuterà di caso in caso la tipologia dell’intervento abusivo in relazione al “rischio atteso” da esso generato in funzione della pericolosità da frana o idraulica perimetrata, secondo quanto schematizzato nelle disposizioni delle Norme di Attuazione e nell’ Allegato C- Matrici per la definizione del rischio.
In conclusione, alla luce di quanto esposto ai punti precedenti, si sottolinea che la valutazione di compatibilità idrogeologica in ordine all’abuso, fermo restando il rigoroso rispetto di tutte le vigenti disposizioni legislative in materia di condono, deve essere svolta da Codesto Ufficio caso per caso secondo i precedenti criteri generali ed in funzione della molteplicità delle casistiche di abuso (che vanno da modeste alterazioni di edifici preesistenti legittimati, alla costruzione di interi complessi residenziali e/o produttivi, alla realizzazione di opere non qualificabili come volumi edilizi veri e propri ma in taluni casi fortemente incidenti sulla morfologia dei luoghi). A titolo esemplificativo si evidenzia che interventi consistenti, quali ad esempio la realizzazione abusiva ex novo di edifici residenziali e/o produttivi in aree P4 o P3 da frana o P3-P2 idraulica, ancorché antecedenti alla pianificazione dell’Autorità di Bacino, determinando l’insorgere di un “rischio atteso” pari a R4 o R3, risultano incompatibili con le prescrizioni del richiamato PSAI e, pertanto, ad oggi, risulta inibito il conseguente rilascio dei provvedimenti di condono in itinere. Al contrario, abusi minori commessi su edifici legittimamente esistenti, quali chiusure di verande, terrazzi, ampliamenti per impianti tecnologici o servizi etc., si ritiene in via generale che non costituiscano un incremento del rischio ovvero degli elementi ad esso esposti e possano essere ammessi a condono.
La scrivente Autorità resta in ogni caso a disposizione per ogni altro eventuale chiarimento e/o supporto in merito.

MS

Il Segretario Generale
avv. Luigi Stefano Sorvino


09
QUESITO:

PROPONENTE : professionista geologo operante nel territorio AdB
TEMATICA: interventi possibili in aree a rischio medio e moderato da frana – art. 24 norme PSAI

RISPOSTA:

prot. AdB n. 2899 del 18/10/2016

OGGETTO: Riscontro richiesta “interpretazione autentica dell’ art. 24 delle Norme di Attuazione del PSAI approvato con Del. C.I. n. 1 del 23/02/2016”.
Nota del 10/10/2016, ns. prot. n. 2812 del 11/10/2016

Si conferma che nelle aree P1-P2 da frana e conseguente rischio atteso massimo R1-R2 sono possibili anche interventi che comportano incrementi di carico insediativo (nuove edificazioni, interventi di demolizione e ricostruzione, etcc.), a condizione che vengano rispettate le disposizioni generali per gli interventi ammissibili nelle aree a rischio da frana (cfr. art. 16 N.d.A.), i criteri per verifica di compatibilità geologica di cui all’ Allegato B e che i costi relativi alla condizione di rischio determinata siano minori dei benefici socio economici conseguiti.
Il divieto di attuare trasformazioni che comportino incremento di carico insediativo è espressamente menzionato agli art. 19 e 22 per le aree a rischio frana elevato e molto elevato e deve intendersi riferito agli interventi consentiti sul patrimonio edilizio esistente nelle aree R4-R3.
La formulazione del comma 1 dell’art. 24 , che può effettivamente generare perplessità, è da considerare riferita alle disposizioni generali delle Norme di Attuazione ed in particolare all’applicazione all’ art. 39 del CAPO VI-DISPOSIZIONI PER LA TRASFORMAZIONE DEL TERRITORIO NELLE AREE A PERICOLOSITA’ IDROGEOLOGICA DEL TIT. IV-DISPOSIZIONI PER LA TUTELA DAL PERICOLO E PER L’ASSETTO IDROGEOLOGICO che operano contemporaneamente alle disposizioni sul rischio. Le aree perimetrate a rischio sulle cartografie del PSAI, infatti, derivano dall’ intersezione tra pericolosità (frane o idraulica) e danno atteso in relazione al valore e vulnerabilità degli elementi esposti, secondo i criteri esplicitati all’ ALLEGATO C- MATRICI PER LA DETERMINAZIONE DEL RISCHIO; le aree perimetrate a rischio R2-R1, quindi, non sono caratterizzate univocamente da livelli di pericolosità frana P2-P1 in quanto, nel caso in cui siano stati rilevati solo elementi di valore E2- Medio o E1-Basso e danno potenziale D2-Medio o D1-Basso, quali ad esempio le Zone Agricole non insediate, la pericolosità da frana presente può anche essere P4-Molto Elevata o P3-Elevata, dove non sono consentiti nuovi interventi ed incrementi di carico insediativo. A tal proposito, al fine di una corretta applicazione delle Norme del PSAI appare opportuno richiamare le disposizioni di cui al citato ALLEGATO C alle Norme di Attuazione, in particolare il punto “Consultazione delle cartografie della pericolosità e del rischio ai fini della valutazione del “rischio atteso” che recita:

“Le cartografie di riferimento per l’applicazione delle prescrizioni del PSAI inerenti la valutazione della compatibilità degli interventi edilizi e delle previsioni della pianificazione territoriale urbanistica e di settore di ogni livello, sono costituite da:
– Carta della Pericolosità da Frana, articolata in 4 livelli, scala 1:5000
– Carta del Rischio da Frana, articolata in 4 livelli, scala 1:5000
– Carta della Pericolosità Idraulica, articolata in 3 livelli, scala 1:5000
– Carta della vulnerabilità idraulica a carattere topografico, articolata in 4 livelli, scala 1:5000
– Carta del Rischio Idraulico, articolata in 4 livelli, scala 1:5000
Le cartografie del Rischio da frana e del Rischio idraulico sono il principale riferimento per valutare la compatibilità degli interventi di conservazione/trasformazione dell’esistente (patrimonio edilizio, attrezzature pubbliche o di interesse pubblico, infrastrutture e servizi a rete etc..) che non comportano incrementi di carichi insediativi.
Le cartografie della Pericolosità da Frana, della Pericolosità idraulica e della Vulnerabilità idraulica a carattere topografico costituiscono il riferimento per la valutazione del Rischio atteso e quindi l’ammissibilità ai sensi delle Norme del PSAI dei nuovi interventi edilizi-infrastutturali e/o di ristrutturazione urbanistica, della pianificazione territoriale ed urbanistica e di settore di ogni livello e relative varianti.
Le tabelle e matrici che seguono costituiscono la guida per la valutazione del rischio atteso in relazione ai fenomeni idraulici ed ai fenomeni franosi perimetrati sulle cartografie del PSAI.
Si evidenzia che le Carte del Rischio del PSAI sono state redatte su base aerofotogrammetrica 1:5000 (CTR 2004) e relativo DTM e sulla scorta delle destinazioni d’uso presenti o previste dagli strumenti urbanistici generali comunali vigenti e/o approvati (P.d.F, PRG, PUC), delle perimetrazioni delle aree protette, delle principali infrastrutture viarie, ferroviarie e di servizi a rete desunte dalla predetta carta di base e secondo i criteri di attribuzione del valore esposto e del danno di cui alle tabelle seguenti; pertanto, la valutazione del livello di rischio cui sono esposti eventuali elementi non riportati nelle cartografie di Piano, così come quella relativa al “rischio atteso” relativo a nuovi interventi, viene effettuata secondo le carte di pericolosità frane, pericolosità idraulica e vulnerabilità idraulica a carattere topografico, con i criteri delle Tabelle e Matrici che seguono”.

1       Art. 24 Interventi consentiti nelle aree a rischio medio e moderato da frana

  1. Nelle aree a rischio medio e moderato sono consentiti tutti gli interventi e le attività possibili nelle aree a rischio molto elevato ed elevato alle medesime condizioni prescritte dalle presenti norme.
  2. Nelle aree a rischio da frana medio e moderato sono, inoltre, consentiti tutti gli interventi e le attività a condizione che siano rispettati i contenuti delle presenti norme e sempre che i costi relativi alla condizione di rischio determinata siano minori dei benefici socio economici conseguiti.

MS

Il Segretario Generale
avv. Luigi Stefano Sorvino


In questa sezione sono riportati alcuni quesiti interpretativi inerenti il vigente PSAI e le relative risposte.
Le tematiche trattate sono quelle che con maggiore frequenza sono state oggetto di richieste di chiarimenti sia da parte dei Comuni che dei professionisti operanti nel territorio di competenza dell’AdB.

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